I Centri Ascolto e Antiviolenza Anddos

omofobia_no_infoContrasto attivo ad ogni forma di discriminazione e violenza su persone lgbti

Essere vittima di violenza da orientamento sessuale significa subire situazioni di pericolo che si protraggono nel tempo, spesso con intensità crescente ed in forme che possono essere non solo di violenza fisica, ma anche sessuale, psicologica, morale ed economica. Questa sedimentazione graduale della violenza, assieme ad altri fattori, porta spesso la persona verso una sorta di adeguamento alla situazione con scarsa, se non inesistente, percezione della violenza stessa.
Laddove la percezione della violenza sia invece presente spesso viene vissuta in solitudine e con grande sofferenza da parte del soggetto, che da solo cerca di uscire da questa spirale ma spesso con scarsi risultati, dovuti al mancato supporto, perchè mai richiesto, di persone/organizzazioni che avrebbero potuto aiutarlo. Il sentimento ricorrente è quello di gestire la situazione di pericolo in prima persona, confidando che la persona abusante possa cambiare, che magari si tratti di semplici episodi dovuti a situazioni contingenti. A maggior ragione quando la violenza viene agita nella coppia lgbti, dove la denuncia o la richiesta di aiuto coinciderebbe, per la prima volta, con il rendere pubblico il proprio orientamento sessuale.
Questi stessi meccanismi di scarsa consapevolezza e di solitudine si riscontrano anche in situazioni ritenute minori e normali dalla società civile ma spesso invece altrettanto problematiche, quanto la violenza subita, per le persone lgbti. Ne elenchiamo solo alcune, che abbiamo avuto modo di rilevare ed affrontare nei nostri centri CAA:

– accettazione della propria omosessualità/bisessualità
– omofobia interiorizzata
– relazioni in ambito parentale/familiare
– coming out
– relazioni intime ed affettive
– tutela della privacy
– abuso di sostanze
– emarginazione sociale
– timori dei familiari
– atteggiamento di alcuni specialisti, soprattutto quelli dedicati alla cura della persona quali psicologi, medici ed avvocati, che – dovrebbero “spogliarsi” da alcuni loro preconcetti quando hanno di fronte una persona lgbti
– relazione con la fede
– bullismo
– omofobia sociale
– genitori confusi e disinformati
– discriminazioni in ambiente lavorativo

omofobia-350x233Tutte queste situazioni, ed altre, rappresentano uno stress persistente per le persone lgbti e contribuiscono ad alimentare quello che viene oggi definito come “minority stress” (Meyer & Northridge, 2006 – Stress delle minoranze), ossia il disagio psichico che deriva dalla discriminazione, dalla violenza, dalla stigmatizzazione sociale di una minoranza e dalla percezione/elaborazione soggettiva che la persona lgbti opera su queste pressioni.
Il minority stress si configura come una situazione ad alto rischio che tende ad influenzare lo sviluppo della personalità umana, nelle sue componenti emotive, affettive e relazionali/sociali, e che spesso non si limita al disagio psichico, già di per se fonte di sofferenza, ma contribuisce a creare, a volte, delle vere e proprie condizioni psicopatologiche.
Il contrasto, quindi, è verso tutti quei fattori esterni che generano minority stress nelle persone lgbti ma anche la necessità di rafforzare le difese di ogni singola persona, che passa attraverso l’ accettazione di Sé e del proprio orientamento sessuale, l’esatto contrario che si prefiggono le cosiddette “terapie riparative”.
I Centri di Ascolto e Antiviolenza Anddos hanno come obiettivo proprio questi aspetti: 1) incremento della consapevolezza sulle discriminazioni subite o agite, sia nelle vittime, che nei persecutori che nei soggetti/istituzioni deputati all’aiuto 2) indirizzamento della persona vittima di discriminazione verso le giuste professionalità o istituzioni presenti sul territorio, quali i Servizi Sociali, Forze dell’Ordine, ASL, Organizzazioni di volontariato specialistiche 3) supporto sociale, psicologico e legale.
Per fare in modo che ogni persona lgbti non si senta più sola a fronteggiare situazioni sociali di emarginazione e violenza ed arrivi ad una piena, naturale, sana consapevolezza ed accettazione di Sé.

Dr. Tullio Bonelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Responsabile settore Psicologia Sociale Anddos

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